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Cultura

Una brutta storia

Massimo Carlotto e Piergiorgio Pulixi al Caffè dei Libri hanno presentato i loro ultimi libri che raccontano, in forma romanzata, i nuovi assetti della criminalità

Laura Vicenzi
bassanonet.it, 01 giu 2012 21:07 | Visto 978 volte

Una brutta storia

Piergiorgio Pulixi

Ospiti ieri sera del Caffè dei Libri, Massimo Carlotto e Piergiorgio Pulixi hanno presentato in forma corale i loro ultimi lavori, i romanzi Respiro corto e Una brutta storia in una conversazione allargata che ha avuto come tema centrale l’osservazione dell’oggi e del futuribile della criminalità. I due autori hanno una passione forte per l’inchiesta, per la ricerca delle verità, e i loro libri sono frutto di questo interesse comune, rivelano un’attenzione guardinga ai nuovi assetti in bilico tra bene e male della nostra società. Nel noir gli scenari, anche se deformati nel labirinto di specchi dell’immaginazione e della fiction, mettono in evidenza spesso un mondo di trame inquietanti, reali, che all’uscita, finito il giro in giostra della lettura, o davanti a un riflesso deformante ad arte, paradossalmente appaiono più chiare. Il linguaggio, la riscrittura letteraria di fatti e di eventi, o semplicemente dei segnali allarmanti che si possono cogliere nell’ambiente che viviamo o nella cronaca, rivela sulla carta le linee sottili, i tratti in prospettiva dei nuovi disegni criminali. Una narrazione non saggistica, romanzata, è tesa a seguire il movimento di questi disegni mentre è agito, si muove su coordinate ignote assieme agli artefici delle ragnatele criminose, e lo fa con interesse, con curiosità, senza dichiarati intenti persecutori. Il noir in quest’ottica si limita a fornire un quadro verosimile, attendibile, soprattutto quando il pennino è intinto nell’inchiostro della territorialità. I due autori più che di racconti profetici preferiscono parlare di analisi, di studio, di ricorso a fonti di informazione che sono alla portata di tutti, come quelle che riguardano la recente crisi economica o l’illegalità gestita dai poteri mafiosi sempre più infiltrati nel settore imprenditoriale, nell’economia dei Paesi. L’ecomafia, il settore della sofisticazione alimentare sono i nuovi orizzonti in cui opera spesso indisturbata la criminalità; le famiglie mafiose adesso mandano i loro figli all’università, a prendere la laurea e il master in economia; non è più possibile parlare di criminalità italiana o polacca, rumena, albanese, nigeriana, o di mafia cinese perché nella modernità si ha a che fare con connivenze che superano la nazionalità, che operano in alto e che procedono per interessi economici, quasi a progetto: tutti questi elementi delineano lo scenario nuovo in cui si muove la delinquenza organizzata. Nei libri dei due autori un altro elemento importante è la comunità, l’ambiente formato dalle persone coinvolte o protagoniste dei fenomeni criminosi. Carlotto nel suo romanzo parla di Marsiglia, “una città fuori controllo, che sembra quasi non esistere nel panorama francese, Marsiglia è tornata sotto i riflettori solo in occasione delle recenti elezioni e sarà la prossima capitale della cultura, ma è incredibile il senso di deragliamento che si vive lì” e ascoltandolo viene da pensare ai paraocchi, ai meccanismi di difesa dell’autocensura che mettono in atto le persone per negare l’esistenza del marcio attorno a loro. Anche questa, scritta così, è una brutta storia.

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